Il Senato ha fiducia nel Lavoro

Il dl Lavoro torna alla Camera per l'approvazione definitiva dopo aver ottenuto la fiducia al Senato con 158 voti a favore a fronte di 122 contrari. La scelta del governo di porre la fiducia, come annunciato stamane in aula a Palazzo Madama dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, per velocizzare la questione jobs act che si stava bloccando tra emendamenti e discussioni, proposte e smussature, ha dimostrato la solida tenuta della maggioranza. Leggi anche Lo Prete No concertazione, no party. La Cgil all’assalto del decisionista Renzi
15 AGO 20
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Il dl Lavoro torna alla Camera per l'approvazione definitiva dopo aver ottenuto la fiducia al Senato con 158 voti a favore a fronte di 122 contrari. La scelta del governo di porre la fiducia, come annunciato stamane in aula a Palazzo Madama dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, per velocizzare la questione jobs act che si stava bloccando tra emendamenti e discussioni, proposte e smussature, ha dimostrato la solida tenuta della maggioranza.
Durante le dichiarazioni di voto è andato in scena un altro teatrino dei senatori del Movimento 5 stelle. Dopo aver indossato una maglietta con su scritto "Schiavi mai", hanno iniziato a intonare cori contro il governo ("Renzi violenta la democrazia"). Qualcuno si è anche ammanettato sui banchi di Palazzo Madama.
In mattinata sulla questione lavoro ha parlato al Congresso della Cgil a Rimini anche il ministro Giuliano Poletti sostenendo la necessità di una riforma strutturale in materia e confermando la posizione ferma dell'esecutivo nonostante ci sia "una discussione aperta su come le cose si fanno, con quale significato". Per il ministro del Lavoro "il Paese, in passato, ha sbagliato per paura di sbagliare, non decidendo perché la decisione provocava rischi dal punto di vista del consenso. Il sindacato - ha sottolineato - ha fatto il proprio mestiere, avendo interessi da tutelare. Ma oggi questo governo una scelta l'ha fatta: oggi c'è bisogno di un radicale cambiamento in questo Paese che ha bisogno di decisione. E noi l'abbiamo fatto". Poletti ha inoltre sminuito la tesi del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo la quale esiste una "torsione democratica" che spinge il Governo a rottamare la concertazione, precisando come sia "legittimo criticare ma il governo si deve assumere le proprie responsabilità. Noi l'abbiamo fatto sul lavoro davanti al Parlamento e sulle politiche fiscali. E' chiaro non abbiamo chiesto il permesso a nessuno ma è un dato normale, fisiologico della democrazia: ascolto, discussione, decisione".
[**Video_box_2**]La disputa verbale concertazione sì-concertazione no è stata quindi archiviata e posta sotto in un altra chiave di lettura: "Noi non facciamo niente contro nessuno, facciamo le cose che pensiamo siano utili agli italiani. Nè chiedo a nessuno di fare passi da nessuna parte. Credo che il governo italiano faccia bene a tenere la propria posizione di merito e la propria modalità di funzionamento".
L'appuntamento per l'approvazione del dl Lavoro al Senato è fissato quindi per oggi alle 15, quando inizieranno le dichiarazioni di voto, mentre la prima chiamata per la fiducia è convocata per le 16:30. I numeri per la conversione in legge ci dovrebbero essere, considerato il "sì" quasi scontato dei senatori di Ncd (per Alfano l'ultima versione del decreto "ha tanto Marco Biagi") e di Scelta Civica. Le uniche incertezze riguardano la minoranza più a sinistra del Pd. Ma anche da questa fazione sono arrivate rassicurazioni al Governo soprattutto dopo le dichiarazioni dell'ex ministro Cesare Damiano che ha lodato il testo uscito dalla Commissione in Senato.